Murer per Vittorio Veneto. Un monumento per la città. Un monumento per la storia

Galleria Civica “Vittorio Emanuele II”, Vittorio Veneto
22 ottobre 2022 – 5 marzo 2023

a cura di Francesca Costaperaria
testi di Antonella Uliana
fotografie di Renzo Bonan

Quest’anno ricorre il centesimo anniversario della nascita dell’artista Augusto Murer (Falcade, 1922 – Padova, 1985), cui la città di Vittorio Veneto è molto legata per la presenza del suo importante e significativo monumento nel centro cittadino. L’opera venne inaugurata nel 1968 in occasione del cinquantesimo anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale ma commemora i caduti delle guerre di tutto il Novecento, dal Risorgimento alla Grande Guerra, dalla Seconda Guerra Mondiale alla Liberazione, ponendosi come simbolo non solo della storia della città, ma della storia dell’intera nazione.

Il monumento costituisce forse la massima espressione della produzione dell’artista, per la sua qualità e l’efficacia con cui riesce a trasmettere contenuti così pregni di significato in un insieme di forte impatto, la cui realizzazione è stata particolarmente complessa per la molteplicità e drammaticità delle scene rappresentate e la varietà dei materiali utilizzati.

La mostra intende presentare il monumento di Augusto Murer nel suo contesto culturale e storico, anche attraverso alcuni materiali d’archivio, ed illustrare l’opera, molto articolata, in tutte le sue componenti, con l’esposizione di bozzetti preparatori dell’artista e di pannelli didascalici che spiegano le varie scene presenti nel monumento.

«È una mostra a cui tengo particolarmente – spiega l’Assessore alla Cultura Antonella Uliana - perché quest'anno ricorre il centenario della nascita di Augusto Murer, uno tra i più importanti scultori italiani del Novecento che ha lasciato nella nostra città un capolavoro di verità, un documento di dolorosa poesia. L'obiettivo della mostra è quello di far comprendere in tutte le sue sfaccettature il significato dei gruppi scultorei che lo compongono. Il Monumento alla Città della Vittoria è infatti un coinvolgente percorso attraverso gli avvenimenti di un secolo, racconta nel bronzo e nella pietra la storia del nostro paese per conquistare unità e democrazia».

Visite guidate e attività didattica a cura di Aqua Natura e Cultura:

tel. 388.4741241, email museivittorioveneto@aqua-naturaecultura.com

Vengono proposte:

  • Visite guidate alla mostra ogni sabato alle ore 16
  • Attività didattiche per la scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado:
  • Forma e materia
  • L’Ardito… ti racconta una storia
  • Staffette, Madri… Donne
  • Un viaggio verso… l’armonia

Galleria Civica “Vittorio Emanuele II”, Vittorio Veneto TV
Viale della Vittoria 321, tel. 0438.552905
galleriavittorio@comune.vittorio-veneto.tv.it - www.galleriavittorio.it

Orario di apertura al pubblico:
venerdì, sabato, domenica e festivi ore 10-12 e 15-17, o su prenotazione. Biglietto d’ingresso (Collezione permanente e mostra temporanea): Intero € 5, Ridotto € 3

Augusto Murer
Augusto Murer nasce il 21 maggio 1922 a Falcade, in provincia di Belluno, rimanendo sempre molto legato all’ambiente montano delle sue origini. Frequenta la scuola d'Arte di Ortisei, diretta da Salvatore Li Rosi, e nel 1943 incontra all’Accademia di Belle Arti di Venezia Arturo Martini, esperienza breve ma fondamentale per lo sviluppo della sua arte. Rientra poi nella Valle del Biois, partecipando alla lotta partigiana. Finita la guerra, nonostante le difficoltà si dedica pienamente all’attività di scultore, lavorando nello studio di Molino a Falcade. La sua prima importante affermazione pubblica risale al 1953, quando espone alla Galleria Cairola di Milano, sostenuto da Orio Vergani e Renato Birolli. Conosce gli artisti Tono Zancanaro, Ernesto Treccani, Aligi Sassu, Renato Guttuso e gli scrittori Andrea Zanzotto e Mario Rigoni Stern, con cui mantiene un rapporto profondo e duraturo di amicizia e collaborazione.

A partire dal 1964, quando realizza il celebre “Monumento alla Partigiana” per Venezia, e fino all’ultimo, con il “Monumento alla Resistenza” di Mestre inaugurato nel 1985, poco prima della morte, il suo impegno civile si traduce in numerose opere pubbliche, nelle quali la sua creatività è sempre tesa ad interpretare e comunicare temi e forme strettamente legati a contenuti di carattere sociale (a Belluno, Vittorio Veneto, sulla Piana del Cansiglio, sul Monte Grappa, a Caviola, Caxias do Sul in Brasile, Teramo, Mirandola…).

Innumerevoli sono le esposizioni cui partecipa, in Italia e all’estero; molti anche i riconoscimenti che riceve. A lui vengono dedicate importanti mostre antologiche a Milano (Rotonda della Besana, 1973), Ferrara (Palazzo dei Diamanti, 1980-81), San Pietroburgo (Museo dell’Ermitage, 1982), Orvieto (Chiostro di San Giovanni, 1984), Viareggio (55° Premio Viareggio, 1984), Milano (Palazzo del Senato, 1984), Roma (Castel Sant’Angelo, 1985).

Muore a Padova l’11 giugno 1985. Un anno dopo, la sua casa-atelier di Falcade, costruita in mezzo al bosco nel 1972 dal suo amico architetto Giuseppe Davanzo, viene riaperta al pubblico come museo, sede espositiva e spazio culturale.

Murer per Vittorio Veneto.
Un monumento per la città
La nascita del monumento che Augusto Murer realizzò per Vittorio Veneto fu molto travagliata. La Città che rappresentava la fine della Grande Guerra e che era diventata il simbolo della vittoria stessa tardò infatti a realizzare una testimonianza concreta e durevole in onore e a ricordo di quegli eventi. Dopo il 1918 le proposte per un monumento furono diverse e i progetti grandiosi e imponenti per sottolineare il rilievo nazionale che l’opera avrebbe dovuto assumere, ma nessuna di queste idee retoriche e magniloquenti trovò però compimento. La Seconda Guerra Mondiale, la sconfitta dell’Italia, l’esigenza della ricostruzione di un paese devastato da bombardamenti e saccheggi e ridotto nella più estrema povertà ridimensionarono queste visioni di grandezza; l’opera doveva essere proporzionata alle risorse economiche della città. Era necessario fare i conti con quella che al Nord era stata la guerra civile, raccogliere le energie migliori per costruire un percorso di libertà e democrazia dopo la dittatura fascista e diventare una nazione unita da valori fondamentali, comuni e condivisi.

Vittorio Veneto dovette aspettare fino al 1968 per avere il suo monumento. Non era possibile rinviare oltre quella data perché il 4 novembre avrebbe dovuto essere celebrato in forma solenne l’anniversario dei cinquant’anni della vittoria. Il percorso che portò alla realizzazione del complesso scultoreo prese l’avvio agli inizi degli anni ’60 e l’Amministrazione Comunale, tentata anche la via di un concorso per la realizzazione di bozzetti e contattati poi artisti quali Manzù, Mazzaccurati e Fazzini, scelse infine di affidare l’incarico, nel 1966, ad Augusto Murer, con la collaborazione dell’architetto Franco Posocco per gli aspetti urbanistici, paesaggistici, architettonici e compositivi. Fu un impegno che assorbì totalmente lo scultore, con passione e con instancabile dedizione, per circa due anni; un lavoro delle mani, della creatività, della fantasia, dell’interesse per l’uomo e la sua storia. Il suo desiderio era di essere compreso anche dal pubblico semplice; attraverso la sua arte voleva comunicare con tutti, dall’intellettuale all’uomo della strada. In fondo Murer rimaneva un montanaro solido e positivo che sentiva profondamente gli ideali della gente comune e ne condivideva le umili radici, ben lontano da qualsiasi atteggiamento di orgoglio intellettuale. La sua tenacia, la saggezza, la capacità inventiva e la responsabilità morale diedero il risultato sperato. E così, il 4 novembre 1968, il monumento era finito e venne inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, del Ministro della Difesa Luigi Gui, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, del Sindaco Aldo Toffoli, di numerose autorità politiche e militari. Il Vescovo di Vittorio Veneto Mons. Albino Luciani benedisse il manufatto e, al suono dell’inno di Mameli, la medaglia d’argento Maddalena Petterle, moglie della medaglia d’oro Alessandro Tandura, strappò il drappo con i colori della città scoprendo la lapide infissa alla base, su un blocco lapideo.

Un monumento per la storia
La drammatica tensione creativa del Monumento alla Vittoria di Vittorio Veneto consacra Augusto Murer come uno dei principali artisti del secondo dopoguerra, uno dei più significativi interpreti di temi legati alla storia, alla resistenza, alla libertà. Il suo impegno civile si concretizza in un’opera dal contenuto antiretorico, come ebbe a sottolineare lui stesso: “Niente dunque vittorie alate con attorno schiere plaudenti. Niente i vari corpi militari; mancano perfino gli alpini. Non c’è nemmeno un fucile. In fondo la realtà della guerra, quella conosciuta dalle genti venete, non era tanto il gesto eroico ma la distruzione, la miseria, la fame”.

Il monumento trova giusta ubicazione in Piazza del Popolo, punto focale dell’intero sistema cittadino, perfettamente integrato nel tessuto urbanistico in uno spazio che rappresenta la saldatura dei due precedenti centri di Ceneda e Serravalle. Un luogo che identifica simbolicamente il compimento dell’intero percorso della storia di Vittorio Veneto che, attraverso un secolo di lotte per la libertà e l’indipendenza, si costituisce come comunità e città. La collocazione dell’opera scultorea nella piazza principale, solenne centro civico, assume quindi il senso di quinta scenografica dall’intenso significato paradigmatico, fondamentale sfondo a tutte le cerimonie. Inserita nel luogo per cui è realizzata lo cambia per sempre, con la forza della storia. Posto tra le coppie degli alti pennoni recanti alla base la scritta Victoria Nobis Vita, il monumento si inquadra con la sua struttura volumetrica, allineata e rettilinea, nella geometria cartesiana del centro civico rispettandone la maglia, la spazialità e l’orientamento geografico. È una rappresentazione corale che dà voce alla sofferenza e al riscatto, che indica la guerra come suprema incarnazione del male e la liberà come valore assoluto per il bene della comunità.

La sequenza delle immagini che si offre ai nostri occhi realizza un itinerario narrativo che ci conduce attraverso le tappe fondamentali del lungo cammino verso unificazione, libertà e democrazia non solo della Città ma di tutta la Nazione. Dal Risorgimento alla Grande Guerra, dalla Dittatura alla Resistenza fino alla Liberazione, il racconto storico-celebrativo coinvolge l’osservatore che si trova direttamente a contatto, percorrendo la via, con il susseguirsi delle sculture. La loro successione progressiva può dar luogo ad un personale incontro tra il fruitore e i protagonisti della vicenda civica.

Augusto Murer usò per questo monumento quattro diversi materiali: il bronzo scuro che, nel tormento delle superfici, contrasta con il bianco dei supporti lapidei in pietra d’Istria, la pietra di Asiago per il lastricato pavimentale e la pietra masegna per il cippo della pace. Questi materiali infatti, per le loro peculiari caratteristiche, si prestano ad esprimere le diverse situazioni e i particolari significati iconografici. Se con il bronzo lo scultore interpreta efficacemente la barbarie della guerra, il dramma della dittatura, lo strazio della popolazione civile e il coraggio dei combattenti, con la pietra crea un totem monolitico che si impone verticalmente per trasmettere eterni messaggi di armonia universale.

Il Monumento alla Città della Vittoria si presenta quindi come un documento palpitante di dolorosa poesia, capolavoro di verità, coinvolgente percorso attraverso gli avvenimenti di un secolo che invita ad un silenzio riflessivo. Augusto Murer, attento e sensibile alle istanze di libertà e democrazia, racconta con il bronzo e la pietra una parte importante della storia italiana, della città e del suo personale vissuto ma soprattutto consegna alle generazioni future un messaggio di armonia e di pace.

Credo nell’opera d’arte che vive - diceva- vive con gli uomini e per gli uomini.