Omaggio a Giuseppe Taffarel, attore e regista

Martedรฌ 1ยฐ marzo alle ore 20.30 il Comune di Vittorio Veneto organizza un ๐๐ข๐š๐ฅ๐จ๐ ๐จ ๐ฉ๐ฎ๐›๐›๐ฅ๐ข๐œ๐จ ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ข ๐œ๐ž๐ง๐ญ๐จ ๐š๐ง๐ง๐ข ๐๐š๐ฅ๐ฅ๐š ๐ง๐š๐ฌ๐œ๐ข๐ญ๐š ๐๐ž๐ฅ ๐ซ๐ž๐ ๐ข๐ฌ๐ญ๐š, ๐š๐ญ๐ญ๐จ๐ซ๐ž ๐ž ๐ฌ๐œ๐ž๐ง๐ž๐ ๐ ๐ข๐š๐ญ๐จ๐ซ๐ž ๐ฏ๐ข๐ญ๐ญ๐จ๐ซ๐ข๐ž๐ฌ๐ž Giuseppe Taffarel.

L'evento è organizzato anche con il contributo della Regione Veneto e vanta come media partner RAI Veneto e la Cineteca di Bologna. Questo è il primo di una serie di iniziative realizzate anche grazie alla collaborazione di diversi partner locali come ANPI Vittorio Veneto, ISREV Aps, Lago Film Fest, La Tenda Tv, Psiche 2000 e naturalmente anche la famiglia Taffarel.

«Questa iniziativa - spiega l’Assessore alla Cultura Antonella Uliana - è il doveroso omaggio che la città di Vittorio Veneto vuole rendere ad un protagonista delle arti visive del secondo dopoguerra, Giuseppe Taffarel, un interprete e un autore che ha saputo guadagnare notorietà e considerazione in campo nazionale senza mai scordare la propria terra di origine».

La conferenza in programma al Teatro Lorenzo Da Ponte prevede i seguenti interventi:  Antonio Miatto (Sindaco di Vittorio Veneto), Antonella Uliana (Assessore alla Cultura), Michela Taffarel (figlia di Giuseppe Taffarel) Mirco Melanco (docente Cinema del reale al DAMS e Storia della sceneggiatura alla Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzioni Multimediale dell'Università di Padova), Romina Zanon (artista visiva, saggista di fotografia e cinema e dottoranda di ricerca in Storia, Critica e Conservazione dei Beni Culturali), Andrea Meneghelli (Responsabile archivio film della Fondazione Cineteca di Bologna) e Giovanni De Luca (Direttore della sede regionale RAI per il Veneto).

L’incontro sarà moderato da Manlio Piva, ricercatore presso il Dipartimento FiSSPPA dell'Università di Padova.

L'ingresso è libero, ma è consigliata la prenotazione compilando il modulo online alla pagina: www.comune.vittorio-veneto.tv.it/giuseppetaffarel.html

L'evento sarà trasmesso anche in diretta online sulle pagine:

www.facebook.com/comunevittorioveneto
www.youtube.com/comunevittorioveneto

 

GIUSEPPE TAFFAREL

Giuseppe Taffarel nasce il 1° marzo del 1922 a Forcal, frazione di Vittorio Veneto, e vive la propria infanzia a Longhere con il padre lavoratore, la madre massaia e le due sorelle minori. Il padre Pietro è tra i primissimi iscritti al Partito Comunista di Vittorio Veneto; fervente antifascista, è costretto a cambiare spesso lavoro ed è sottoposto a continui controlli e limitazioni a causa dei quali la famiglia vive in condizione economica non agiata. Non disponendo delle risorse necessarie per continuare gli studi superiori, dopo le elementari Giuseppe frequenta la scuola industriale di avviamento al lavoro. Si dedica comunque all’apprendimento e alla lettura per nutrire i suoi molti interessi, tra i quali spicca la passione per il teatro, in cui esordisce all’età di 15 anni. Forma una compagnia di coetanei che si esibisce localmente per i paesani e i contadini mettendo in scena Shakespeare, D’Annunzio e molti altri. Nonostante l’ostilità di alcuni compaesani, persegue l’impegno teatrale sfruttando il salone dei frati Carmelitani e realizzando una rivista a diffusione locale fino a quando, spinto da questa passione, parte per Roma 19enne. Sfumata una prima possibilità di frequentare l’Accademia d’Arte Drammatica, tenta invano l’ingresso al Centro Sperimentale di Cinematografia, preclusogli perché destinato a raccomandati filofascisti.

Ispirando simpatia allo stesso D’Amico riesce tuttavia ad entrare all’Accademia, dove conosce tra gli altri Vittorio Gassman. Nel 1943 entra al Centro Sperimentale di Cinematografia e comincia così la sua avventura cinematografica grazie ad alcuni ruoli di comparsa. Il 1943 è però anche l’anno dei bombardamenti alleati e dell’occupazione tedesca della capitale: due fatti che spingono Giuseppe a ripartire per Vittorio Veneto, dove riesce a tornare dopo un viaggio rocambolesco. Nella città natale riprende i contatti coi comunisti del posto ed entra nella resistenza con il nome partigiano di Katyn e il ruolo di capo del Centro di Sabotaggio della Brigata Tollot, dove custodisce il materiale che gli aerei alleati lanciano ai partigiani. Qui si guadagna il soprannome di Partigiano di zuccher o dopo aver fatto saltare un treno tedesco pieno di zucchero raccolto dalla popolazione locale. Nell’operazione rimane gravemente ferito ad una mano. Nel frattempo tutta la famiglia lo raggiunge sulle montagne dopo che la sua casa, prima nella provincia di Treviso, viene bruciata dai tedeschi. Tra i compagni della lotta partigiana spiccano due personalità di primo piano nel panorama artistico culturale italiano: il pittore veneziano Emilio Vedova e lo sceneggiatore bellunese Rodolfo Sonego, conosciuti sull’altopiano del Cansiglio.

Dopo la guerra torna a Roma dove mantiene i rapporti con Sonego ed entra nel circuito della Scuola Romana, familiarizzando con artisti come Renato Guttuso e Mario Mafai e con moltissimi giornalisti e intellettuali protagonisti della temperie culturale del dopoguerra da cui sta scaturendo il neorealismo. Tra le curiosità di questo periodo spicca la convivenza biennale con Sophia Loren, con cui condivide un appartamento in piazza Bologna. Si dedica ai più svariati lavori per sbarcare il lunario, compresa una collaborazione con Gianni Rodari; al contempo si inserisce pienamente nel grande fermento culturale di quegli anni, entrando in contatto con Pier Paolo Pasolini, Glauco Pellegrini, Francesco Pasinetti, Sergio Amidei, Anna Magnani, Virna Lisi, Roberto Rossellini, Vittorio de Sica, Alberto Sordi, Cesare Zavattini, Indro Montanelli e Aldo Fabrizi, che come lui frequentano bar e trattorie, i principali centri culturali del neorealismo. Si rinforza nel frattempo il legame fortissimo con Sonego e la fondamentale collaborazione con il regista Glauco Pellegrini, allievo di Pasinetti, che inizia Taffarel all’arte documentaristica. Ne scaturisce una fervida produzione (tra cui il primo film a colori nella storia del cinema italiano), sempre caratterizzata dall’interesse antropologico e dalla centralità degli esseri umani. Nel 1951 dimostra le proprie doti di ottimo attore a fianco di Gina Lollobrigida nel ruolo di protagonista del capolavoro Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani, con il quale si considera concluso il neorealismo. 

Taffarel partecipa come attore ad oltre una ventina di film, fino a quando esordisce alla regia nel 1960 con La croce , la pellicola che lo spinge a dedicarsi definitivamente al ruolo di regista e alla produzione documentaristica. Ne nasceranno circa 320 documentari realizzati fra gli anni 60 e la metà degli anni 80. I suoi lavori spaziano dalla ricerca socio-antropologica alla documentazione del patrimonio artistico e culturale, fino allo sport e alla storia partigiana di cui aveva fatto parte attivamente. Fin dagli anni 60 la sua produzione riguarda anche la televisione, in un rapporto continuativo che proseguirà sino a fine carriera: Tg2 Scienza, Medicina 33, Sereno Variabile, Bella Italia e molte altre importanti trasmissioni si avvalgono dei suoi cortometraggi, alcuni dei quali ottengono importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali. Lavora anche alla realizzazione di spot pubblicitari e fiction per ragazzi. Nel 1965, ormai affermato a livello nazionale e conosciuto anche all’estero, si sposa con Luana, impiegata nel settore auto audiovisivo come montatrice alla Rai; nel 1967 diventa padre di Michela. Nel 1994 Taffarel lascia Roma e torna a Vittorio Veneto, dove rimane con la moglie e la figlia fino alla morte, avvenuta il 9 aprile 2012.