Museo della Battaglia. Ricollocata anche la seconda Bombarda restaurata. La Soprintendenza approva il progetto di riallestimento del cortile di accesso

Le due storiche bombarde austro-ungariche appartenenti alle raccolte del Museo della Battaglia che, nei mesi scorsi, erano state rimosse dal cortile di accesso della struttura, per venire sottoposte ad un ciclo di restauri, sono da ieri – entrambe – all’interno della chiesa di San Paoletto al Piano, esposte nel Memoriale dei Cavalieri di Vittorio Veneto.

Ieri mattina è stata infatti portata a termine la complessa operazione di trasferimento della seconda, dal laboratorio - allestito presso il magazzino comunale di Via del Macello - a Ceneda. A compierla il personale dell’Amministrazione con i tecnici della 132° Brigata Ariete che si sono occupati del restauro. Ad assistere sono stati presenti l’Assessore alla Cultura Antonella Uliana e il comandante della 132° Reggimento Carri, colonnello Giuseppe Cannazza.  

«Quella collocata ieri è la più rara delle due armi - spiega Uliana - la 20 cm. Luftminewerfer M. 16, una bombarda pneumatica che, con un ‘’soffio’’ di aria compressa, era in grado di lanciare un ordigno di 20 kg a quasi un chilometro e mezzo di distanza. Fu prodotta in soli 100 esemplari e oggi il nostro museo - grazie a questo intervento – ne possiede una fra le meglio conservate al mondo.  Il lavoro di restauro compiuto dal personale delle Forze Armate è stato infatti meticoloso e approfondito, tanto da consentire di rimettere in funzione parte dei meccanismi che un secolo di storia aveva bloccati. Sui materiali è stato inoltre condotto un attento studio che ha permesso di ripristinare la colorazione originale e di trattare i legni in modo da restituire loro l’originale bellezza.

Grazie alla collaborazione del Ministero della Difesa il Comune di Vittorio Veneto ha potuto risparmiare la cifra di 40.000 Euro che sarebbero stati necessari per realizzare un restauro di questa portata. Il tutto è stato compiuto dal team della 132° Brigata «Ariete» in soli 21 giorni lavorativi.

Del gruppo di lavoro hanno fatto parte il magg. Vincenzo Alfieri, in qualità di Project Officer, il mar. ord. Fabrizio Crucitti che ha diretto le operazioni «sul campo», il c.le magg. ca. sc. Alessandro Di Natale, il c.le magg. ca. Carmine Villani, il serg. magg. Donato Ruggeri e il c.le magg. ca. Rocco Piscioneri in qualità di tecnici. Dal Museo Storico Nazionale d’Artiglieria di Torino è infine arrivato il 1° Lgt Enrico Galletti, esperto oplologo, che ha supervisionato il lavoro.

«Altra buona notizia – conclude Uliana – è arrivata in questi giorni dalla Soprintendenza. Gli uffici veneziani hanno infatti approvato il nostro progetto di riallestimento del cortile d’ingresso del Museo della Battaglia dove troverà posto la scultura «We can move mountains» dell’artista britannica Alice Cunnigham, che riproduce il profilo del Monte Ortigara, teatro della battaglia omonima. Al termine dei combattimenti la montagna risultò più bassa di circa sette metri a causa dei bombardamenti subiti. Il lavoro, realizzato in lamine di metallo, fa parte del lotto di opere prodotte in occasione del Centenario della Grande Guerra nel quadro del progetto «Giovani artisti internazionali». L’opera della Cunningham si affianca a quella dell’artista greco Bill Balaskas, dal titolo Apertures, già presente sul sito. Il progetto prevede inoltre la presenza di una composizione di oggetti risalenti all’epoca della Grande Guerra, ovvero un’esedra composta da proietti di grosso calabro, che abbracceranno un’ancora, a memoria della «grammatica» sulla base della quale venivano assemblati i monumenti, tutti votati alla celebrazione della vittoria, durante gli anni successivi al primo dopoguerra.

Le due bombarde restano per il momento coperte da teli protettivi. Saranno visibili al pubblico a partire da settembre, dopo la cerimonia nel corso della quale verrà inaugurato anche il riallestimento del cortile di accesso del museo.