Il Sindaco Scottà: il “brolo” del monastero sarà un campo di girasoli
Il Tar ha respinto i ricorsi del comitato e dei legali del monastero cistercense di San Giacomo di Veglia contro presunte violazioni amministrative e per l'annullamento delle varianti sull'area retrostante il monastero stesso per la realizzazione di strutture ad uso pubblico. La sentenza, pubblicata il 15 maggio, viene così commentata dal sindaco Giancarlo Scottà: “Qui non è il caso di cantare vittoria, ma è stata fatta finalmente chiarezza. Questo è il segno che la cattiveria non paga, che è ora di finirla con le inteferenze di gente che ritiene di rappresentare chissà quali valori e invece rappresenta solo sé stessa.
Ci hanno fatto perdere due anni di tempo, ma soprattutto hanno creato danni, al monastero e alla comunità di San Giacomo. Ho l’animo disturbato dalle iniziative del sedicente comitato, ma continuerò a sopportare, come continuerò con maggior entusiasmo a supportare i cittadini di San Giacomo.
Però quelle persone non devono farsi vedere e sentire ancora con le falsità che hanno disseminato. Nel “brolo” eletto a luogo del cuore non si sarà alcuna cementificazione: al posto di bugie e falsità il sindaco ha seminato tutta l’area a campo di girasoli, e quindi proprio per demolire falsità e cattiverie, al posto del cemento sorgeranno i girasoli per dare un segnale forte e riportare quell’area protetta alla sua vera funzione.
Invito a questo punto la Sovrintendenza in tempi brevi ad attivare una concertazione su quanto essa stessa ci aveva indicato, e che noi abbiamo seguito, per abbreviare i tempi che sono stati tolti alla comunità. Ringrazio anche l’avvocato Primo Michielan per quanto ha fatto, più che la difesa la chiarificazione della realtà spiegando la giusta causa di questa storia infinita”.
Nel corso della conferenza stampa di lettura della sentenza e valutazioni dell'amministrazione è stato consegnato alla stampa un "memoriale", inviato anche al Fai, in cui viene spiegata dettagliatamente la posizione dell'amministrazione comunale nell'annosa vicenda:
Agli organi di informazione
"in relazione a quanto pubblicato sulla stampa nazionale e locale, dedicato in gran numero all’elezione del prato esistente sul retro ed all’esterno del piccolo brolo del monastero, ubicato nella popolosa frazione di San Giacomo di Veglia, quale “Luogo del cuore” da parte del Fondo Ambiente Italiano (FAI), e alla realizzazione della scuola elementare con annessa palestra intendo esprimere qualche considerazione chiarificatrice della situazione da parte dell’Amministrazione comunale che rappresento.
Considerando positivo che il Fai, con la raccolta delle preferenze del “Luogo del cuore” avvenuta nei mesi scorsi, abbia portato la città di Vittorio Veneto alla ribalta nazionale, mi dovrei sentire onorato di questa promozione inaspettata di parte del nostro territorio.
Va benissimo ma tengo a chiarire in primis l’infondatezza delle accuse mosse alla mia Amministrazione di eccessiva cementificazione del territorio comunale.
Alla prova della manifesta infondatezza, non potrebbe che seguire di colpo la caduta di tutto l’interesse suscitato.
Infatti il famoso prato, denominato più o meno impropriamente “brolo”, apparso in molte immagini e visto da tutti gli italiani, non è minimamente sotto la minaccia di alcuna colata di cemento edificatoria, come si vuole far credere e tantomeno di costruzione di numerosi edifici residenziali e/o centri commerciali.
Si tratta di una menzogna di fondo prospettata per tutta la vicenda, visto che non c’è alcun progetto di edificazione per cancellare un polmone verde: già dall’anno 2003 sull’area è stato costituito un vincolo dalla Soprintendenza di Venezia, accettato dalla comunità e dal sottoscritto ma della sua costituzione ed attuale vigenza nessuno vuole volutamente parlare.
Cadrebbe, infatti, l’interesse del grande pubblico a seguire la vicenda, se si fosse tenuto conto che la Soprintendenza ha imposto il vincolo di inedificabilità assoluta per un’ampia area di mq. 20.000(?), di cui ai mapp.li 338-339-335 ed 824, coincidenti con il cosiddetto “prato-brolo”, ubicato proprio a ridosso delle mura di cinta del Monastero, sulla quale nessuna edificazione è prevista né sarà prevedibile.
Il “prato-brolo” è e rimarrà uno spazio verde che l’Amministrazione pubblica ha ritenuto di acquisire, perché rimanesse tale e nello stesso tempo non continuasse a penalizzare con vincoli reiterati i precedenti proprietari che, avendo il terreno in un centro urbano addensato, continuavano a subire senza alcun indennizzo l’impossibilità di utile sfruttamento della proprietà.
Anzi l’Amministrazione Comunale stessa da me presieduta, che ha trovato nel vigente PRG redatto nel 1995 dall’Amministrazione del centro-sinistra addirittura la pianificazione di una strada a ridosso della cinta muraria del Monastero, l’ha ritenuta troppo invasiva della privacy dovuta al luogo di devozione monastico.
Tuttora resta nei suoi orientamenti programmatori realizzare detta via di comunicazione ma al di fuori dello stupendo quadrato di verde ricavato a ridosso del Monastero.
Cosicché attualmente vengono concretizzate quelle opportunità che imponevano di lasciare quest’area a verde sia a servizio della comunità come a tutela del Monastero.
Diversamente con la costruzione della programmata strada, il complesso monastico sarebbe stato letteralmente accerchiato dal traffico urbano sia davanti per effetto dell’esistente strada statale sia nel retro a causa dell’opera stradale di PRG prevista dai precedenti amministratori.
Dopo queste doverose premesse l’Amministrazione Comunale, a margine ed a lato, fuori quindi di questo grande spazio verde che intende tutelare, avrebbe l’intenzione, concertata con la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici di Venezia che aveva ad autorizzare nel 2003 la costruzione di ben 4.000 mq. di superficie coperta per attrezzature pubbliche e con la Regione Veneto che aveva ad approvare la variante urbanistica n. 19 al PRG, nel recente gennaio 2006, di realizzare nel massimo rispetto architettonico e della compatibilità paesaggistica quella cubatura minima riconosciuta e concessa proprio dagli Enti superiori preposti alla tutela dei valori storico-culturali e della corretta urbanistica a sviluppo sostenibile.
La programmata scuola elementare con annessa palestra, poiché destinata a servizio pubblico, rientra nell’autorizzata superficie coperta ad attrezzature pubbliche e verrà insediata lontano dall’attuale muro di cinta del Monastero, al di fuori dell’area di inedificabilità rappresentata dal “prato-brolo” e per un’altezza addirittura inferiore a quella imposta dalla Soprintendenza.
Una siffatta costruzione pubblica è dettata dall’esigenza urgente e dalla indispensabilità di togliere gli alunni ed i bambini di San Giacomo di Veglia dall’attuale e fatiscente scuola elementare, che non dispone più delle caratteristiche di sicurezza sismica.
Essa si trova attualmente davanti al Monastero, su una strada statale, la S.S. 51 Alemagna, dove circolano oltre 29 mila veicoli c.a. al giorno; mentre la nuova scuola di progetto sarà ubicata a distanza sicuramente superiore dal Monastero rispetto a quella attuale.
L’annessa palestra, poi, dalle più idonee dimensioni di rispetto del vincolo di tutela culturale, risulterà quasi completamente interrata, con un’altezza fuori terra di cinque metri, addirittura più bassa dell’esistente muro di cinta del Monastero stesso.
Mi sembra, pertanto, che la scelta del “Luogo del cuore”, la cui destinazione, ribadisco, sarà fermamente rispettata anche dall’Amministrazione comunale, non impedisca nè osti all’attuazione dell’idea di costruzione di una scuola pubblica e di una annessa palestra, come scelta prioritaria satisfativa delle primarie esigenze della persona umana e quindi dei nostri bambini e delle nostre famiglie.
Questa scelta di priorità è stata coniugata in armonia con e non in subordinazione rispetto all’interesse storico-culturale che riveste il “prato-brolo” retrostante all’antico Monastero di proprietà comunale e quindi di tutti i cittadini vittoriesi.
Era opportuno questo chiarimento, perché i riferimenti di dominio pubblico all’azione della Giunta leghista “che vuole mandare via le suore e distruggere un luogo eletto dalla collettività locale come simbolo di devozione e pace” sono stati dettati da chiara strumentalizzazione a piene mani, non ultimo ad opera del singolare Comitato spontaneo, onde offrire un’immagine del tutto falsata della realtà amministrativa di questo Comune.
Aggiungo, infine, che la dislocazione della scuola e della palestra su quell’area è stata individuata per voto espresso all’unanimità dal Consiglio Comunale di Vittorio Veneto e gode dell’appoggio dell’intero popoloso quartiere di San Giacomo che appoggia la scelta progettuale in netta sintonia con le prioritarie esigenze della comunità locale fatte proprie e che sta portando avanti l’Amministrazione."