Itinerario 6
I colli di Ceneda
L'itinerario che ha per meta i colli di Ceneda, prende avvio dal Seminario Vescovile, fondato dal Vescovo Marcantonio Mocenigo (1587).
L'edificio dell'ala esterna quasi completamente distrutto dal terremoto nel 1936 e ricostruito negli anni immediatamente successivi, si affaccia su piazza Giovanni Paolo I.
La Cattedrale, è stata costruita nel XVIII, secolo.
È affiancata dalla torre campanaria, eretta nel XIII secolo e completata, come noi la vediamo nel XVI secolo, dal Vescovo Marino Grimani, di cui compaiono sotto l'orologio le iniziali con lo stemma.
Di fianco, il palazzo a loggia rinascimentale dell'antico municipio di Ceneda è oggi Museo della Battaglia.

Compiuto dal Vescovo Giovanni Grimani nel 1538, realizzato (pare) su disegno dell'architetto Jacopo Tatti detto il Sansovino. La loggia fu affrescata da Pomponio Amalteo.
Dalla bella fontana voluta dal Cardinale Dalla Torre nel 1555 (si noti il vaso superiore ricavato da un unico blocco di pietra), ci si incammina lungo via Brevia, fatta costruire dal Vescovo A. Brevio nel 1506, per un migliore accesso al castello (sul lato sinistro, sopra un colle, i ruderi del palazzo medioevale della famiglia Da Collo che ospitò Federico Barbarossa).
Poco prima dell'arco, dedicato dai cenedesi al Vescovo Michele Dalla Torre quando, nel 1583, fu nominato Cardinale, si intraprende la Via Crucis (1735), che conduce alla Chiesa di San Paolo, posta alla sommità del colle omonimo, dove l'ultima stazione è affiancata da una porta ad arco, detta di San Zuane.
Poco distante, tra la folta vegetazione ci sono i resti dell'antica rocca di Sant'Elia, costruita presumibilmente in epoca Tardo romana a difesa di Ceneda e facente parte del complesso sistema difensivo della città.
Lasciata la porta, si prosegue in leggera salita fino alla sommità del colle per una visita alla Chiesa fatta erigere da Marino Grimani nel 1517; l'edificio dopo i disastrasi terremoti del 1873 e del 1936 dovette essere in gran parte rifatto.
È significativamente dedicato a San Paolo che protegge dai terremoti.
Lasciata la sommità del colle con il suo belvedere, si può far ritomo al punto di partenza seguendo la strada (arrivati al quadrivio si svolta a sinistra raggiungendo via Brevia ), oppure si oltrepassa la porta di San Zuane seguendo il sentiero (fare attenzione perché è in discesa ed è un po’ dissestato) sino al termine; dinanzi a noi il monte Altare (l'antico monte Antares, colle maledetto), luogo di ritrovamenti celtici, paleoveneti e romani che sembra prenda il nome da un altare votivo presente sulla sua sommità fin dai tempi preromani.

Seguendo il panoramico sentiero lungo il colle, si arriva al Castello di S. Martino: eretto forse fino dal finire del VI secolo e dal 962 sede vescovile.
Ricostruito dopo il passaggio degli Ungheri che nel 1418 misero a ferro e fuoco Ceneda, fu restaurato alla fine del cinquecento.
Lasciato il castello, si può rientrare al punto di partenza per via Brevia oppure seguendo la strada bianca che arriva alla piazza San Michele di Salsa (il nome Salsa deriva dalla presenza in zona delle acque salso-iodo bromiche), su cui si affaccia la chiesa omonima eretta nel 1854 accanto al vecchio oratorio ed al campanile, tuttora in uso.
Usciti dalla piazza, a sinistra, c'è la fermata dell'autobus che riporta in piazza Giovanni Paolo I (il servizio è continuativo dalle 8.00 alle 19.00, i biglietti si possono acquistare in loco).
Dalla piazza Duomo, proseguendo per Via del Fante, si può raggiungere la Chiesa di S. Maria Maggiore (presso il Collegio S. Giuseppe).
La Chiesa, di stile barocco, fu eretta nel 1621 dalle monache agostiniane, insieme al convento adiacente. Il campanile è forse coevo.
Chiesa e convento dal 1810 al 1860 furono soppressi, acquistati e utilizzati da privati ed ospitarono, nel 1848, anche truppe austriache.
Dal 1860 ad oggi la chiesa è curata dalle Suore Figlie di S. Giuseppe.
Nonostante le vicende di quattro secoli, l'interno, ad una navata, conserva la struttura e l'ornamento originario.
L'altare maggiore, sovrastato da una pala raffigurante su tela la Madonna che si venera nella basilica romana di S. Maria Maggiore (da cui il titolo principale della chiesa) è in marmo, sormontato da due angeli adoranti e ornato da un bei paliotto pure in marmo.
IL soffitto presenta un ornato in stucco che contorna tre tele affreschi (scene di vita di S. Agostino e S. Girolamo) e otto affreschi in monocolore rosso di Venezia (le virtù) già assegnati a Nicolò Bambini, considerata oggi attribuzione incerta, ma giudicati di alto interesse artistico.
Nella fascia perimetrale delle pareti laterali, sono affrescati i quattro Evangelisti e quattro Padri della Chiesa.
Sulla cantoria dell'organo cinque piccole tele di fattura popolare illustrano i misteri dolorosi.
Di notevole interesse l'antica "Sala Capitolare" con quattro tele, stucchi e pavimentazione originale (terrazzo veneziano).