Ceneda
Ceneda si estende a sud, verso la pianura. Ha origine molto antiche e l'etimologia del nome fa pensare al celtico Kènet. In epoca romana Ceneda costituiva un campo trincerato di appoggio al Castrum di Serravalle, e questo sistema di difesa serviva a proteggere la città romana di Opitergium. Con l'arrivo dei Longobardi la città assunse grande prestigio, diventando capitale di un ducato che si estendeva dal Piave al Tagliamento. In seguito alla distruzione di Oderzo la città assunse il ruolo di città vescovile e nel 743 ottenne il riconoscimento regio dal re longobardo Liutprando. Nel 962 il vescovo Siccardo ricevette dall'imperatore Ottone I anche la giurisdizione temporale e il potere della città fu retto dai vescovi-conti fino al 1768 mantenendo la propria autonomia nei confronti della Serenissima. A questa data un decreto Veneziano abolì ogni forma giurisdizionale e temporale del vescovo-conte, lasciando nelle sue mani unicamente il potere spirituale.

Dal centro cittadino proseguendo lungo il Viale della Vittoria si raggiunge piazza Luigi Borro, chiamata comunemente piazza Salsa. La piazza si allarga ad ovest in uno spiazzo dove sorge la Chiesa di San Michele Arcangelo, edificio eretto tra il 1838 e il 1854 in stile neoclassico e progettato dall'architetto Francesco Lazzari da Venezia. In fondo alla piazza, vicino ad un borgo antico di case, esiste ancora l'antica chiesa, con a fianco il campanile tutt'ora in uso. Alla fine del XIX sec. Salsa era famosa per le sorgenti di acque salsobromojodiche conosciute per le loro proprietà curative, tanto che nella zona si svilupparono hotel, alberghi e un vero e proprio complesso termale. Procedendo lungo via Manin si raggiunge la zona chiamata Ghetto perchè un tempo abitata da una fiorente comunità ebraica. In questa zona, nel 1749 nacque Lorenzo Da Ponte, autore di libretti d'opera che scrisse per grandi musicisti come Salieri e Mozart. Per quest'ultimo ideò capolavori come "Così fan tutte", "Le nozze di Figaro" e "Don Giovanni". Al termine di via Lorenzo Da Ponte sorge Villa Zuliani-Ascoli edificio voluto dai conti Zuliani tra il 1700 e il 1701 e ora sede della Curia vescovile. All'interno il salone principale è impreziosito dalle opere dell'artista Gaspare Diziani.

Scendendo per via del Pretorio e via Cosmo, l'antica Calle Maggiore su cui si affacciano bei palazzi, si giunge in piazza Giovanni Paolo I, dedicata ad Albino Luciani, che fu vescovo di Vittorio Veneto dal 1959 al 1969. La piazza è dominata dalla grandiosa mole della Cattedrale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta che venne ricostruita tra il 1740 e il 1775 su progetto dell'architetto Ottavio Scotti in stile neoclassico. La facciata fu realizzata nel 1912 dagli architetti Moretti e Rupolo. In stile romanico è la torre campanaria più volte distrutta e restaurata, un tempo facente parte del preesistente sistema di fortificazione. La chiesa custodisce le spoglie di San Tiziano, santo patrono venerato dai Cenedesi. La leggenda vuole che il corpo del santo, partito da Oderzo, risalisse controcorrente le acque del Meschio per raggiungere Vittorio Veneto. L'interno a tre navate, a croce latina, presenta nel catino absidale affreschi di Alessandro Pomi realizzati nel 1941, mentre nella cupola il pittore Pino Casarini nel 1944 affrescò La leggenda di San Tiziano. Nella navata centrale è collocata la Cattedra episcopale, scolpita nella prima metà del XV sec. per volere del vescovo A. Correr. Emblema del potere politico e giurisdizionale è la Loggia del Cenedese antico palazzo della municipalità di Ceneda, fatto costruire nel 1538 dal vescovo Giovanni Grimani su progetto dell'architetto Jacopo Tatti detto il Sansovino. Sotto la loggia sono presenti tre grandi affreschi che rappresentano episodi di giustizia affrescati nel XVI sec. dal pittore Pomponio Amalteo. Al piano nobile l'ampia sala del Maggior Consiglio venne decorata tra il 1841 e il 1844 dal pittore Giovanni De Min che vi dipinse episodi di storia cenedese. Dal 1938 il palazzo ospita il Museo della Battaglia dove è esposta la collezione di Luigi Marson, ragazzo del 1899 che combatté in prima linea durante la Grande Guerra. Tra la Loggia e la Cattedrale si trova la chiesetta di San Paolo in Piano. Una fontana cinquecentesca voluta dal cardinale Dalla Torre abbellisce e orna la piazza. In cima alla salita si erge l'ottocentesca Villa Costantini-Papadopoli, costruita nella seconda metà del XVIII sec. per volontà di Girolamo Costantini su progetto dell'architetto vicentino Caregaro-Negrin. Nel corso degli anni la villa ha subito varie modifiche; dell'impianto originario rimangono le antiche scuderie, una serra e una foresteria (l'attuale biblioteca) inserite all'interno di un notevole parco, dove si possono riconoscere una vasta gamma di piante esotiche e ornamentali.
Se dalla piazza si prende via Brevia si può raggiungere il Castello di San Martino, sorto in epoca romana anche se la struttura attuale risale all'epoca longobarda. Dell' aspetto medievale si sono conservate una massiccia torre e la cinta muraria. Distrutto in parte dall'incursione degli Ungari, venne ricostruito dal vescovo A. Correr, tra il 1420 e il 1430, che lo abbellì con la corte d'onore interna trasformandolo in residenza signorile dei vescovi-conti. Ripercorrendo a ritroso via Brevia, poco dopo l'Arco Dalla Torre eretto nel 1583 dal vescovo Michele Dalla Torre, si raggiunge uno spiazzo erboso dove sorgono i resti di un antico palazzo fortificato dalla famiglia Da Collo in epoca medievale, detto "I palasi". Qui nel 1179 vi soggiornò l'imperatore Federico Barbarossa.

Da qui prendendo un sentiero che si snoda lungo le stazioni della via Crucis, si raggiunge l'antico colle di San Elia, dove sorge la chiesa di San Paolo al Monte, eretta tra il 1508 e il 1517 dal vescovo Grimani. In cima al colle anticamente esisteva la rocca di Ceneda, distrutta nel 1418 dagli Ungari, di cui restano solamente alcuni tratti di mura. Scendendo da San Paolo lungo la strada bianca carrozzabile, si raggiunge il tempietto di San Rocco, bell'edificio in stile neoclassico fatto costruire nel 1840 dal vescovo Filippo Artico, su un preesistente castello medievale dei conti Porcia (Castrum Sancti Elisaei). Ritornati in piazza Giovanni Paolo I e proseguendo per via Malanotti e via Correr si raggiunge piazza Gallina: da qui per via Montebello, si attraversa un vecchio borgo e dopo 200 mt si imbocca una stradina sulla sinistra, da dove inizia il percorso per le Perdonanze. Dopo circa due chilometri si raggiunge la sommità della collina dove si trova l'oratorio della Madonna di Loreto, luogo di pellegrinaggio sin da tempi remoti.

Da piazza Giovanni Paolo I ci si può dirigere verso l'antico abitato di Ceneda Bassa in zona Meschio dove sorge la chiesa di Santa Maria di Meschio, edificio di antica costruzione e chiamato in origine Santa Maria in Sylvis. Ricostruito nel 1573, nel 1869 venne ampliato in tre navate. Sull'altare maggiore si può ammirare l'Annunciazione della Beata Vergine del pittore Andrea Previtali, uno dei massimi capolavori del rinascimento vittoriese. Fu dipinta nel 1514 e considerata erroneamente dal Tiziano un'opera del Giambellino. A fianco della chiesa si erge l'antico ospedale di Ceneda, fondato nel 1313 dalla confraternita dei Battuti e ricostruito nel 1829. Dalla piazza prendendo via Pontavai e la successiva via Dalmazia, sulla destra si incontra via Costa Rive, una strada in leggera pendenza che porta alla chiesa della Madonna della Salute, edificio sorto come ex voto nel 1729 e meta annuale di pellegrinaggi.
Da via Dalmazia proseguendo lungo via Vittorio Emanuele II si può raggiungere il centro cittadino.