Serravalle

A nord della città, nella gola formata dal Monte Marcantone e il Monte Baldo, è situata Serravalle. Fin da tempi antichi la cittadina per la sua collocazione occupò una posizione strategica sia per i commerci sia per le vie di comunicazione.
Poco resta dell'antico insediamento romano del I sec. a.C. articolato in un sistema difensivo il cui Castrum principale era collocato nella stretta di Serravalle. Esso costituiva un avamposto di difesa della città romana di Opitergium (Oderzo). Purtroppo dell'intera struttura rimangono solamente alcuni esempi nelle torri e nelle mura che si possono ancora scorgere lungo le pendici dei colli circostanti. L'inizio dello sviluppo urbano della città si colloca nel XII sec., successivamente alla dominazione longobarda, con la famiglia Da Camino che vi detiene il potere dal 1154 al 1335, ampliando i suoi domini su Belluno, Feltre e il Cadore. In questo periodo, grazie ai commerci con il Cadore e il Bellunese, la città si sviluppa estendendosi oltre i confini del castrum, centro principale, e nel 1226 Gabriele II Da Camino la cingerà con una nuova cerchia muraria. Durante la signoria dei Da Camino si edificano il monastero e la chiesa di Santa Giustina (di cui resta unicamente la chiesa), il duomo di Serravalle e la Scuola dei Battuti. Nel 1337 con la morte dell'ultimo discendente, Rizzardo VI da Camino si estingue il ramo della famiglia e la città diventa dominio veneziano, ricevendo da Venezia nuovi e importanti impulsi. Tra il 1400 e il 1500 Serravalle conosce il suo massimo splendore che si manifesta negli eleganti palazzi signorili che si affacciano su via Martiri della Libertà, un tempo via Calgrande e via principale della città. In piazza Tiziano Vecellio sorge Palazzo Sarcinelli, edificio del XVI sec. di proprietà del nobile Cornelio Sarcinelli che aveva sposato Lavinia figlia del pittore Tiziano, il quale sovente soggiornerà in queste zone. Dirimpetto al palazzo, al n° 44, troviamo Casa Sanfiori, unico esempio di antica abitazione medievale, e al n°35 il rinascimentale Palazzo Minucci, con l'annessa chiesetta di Santa Croce. L'edificio, di proprietà di una delle famiglie più potenti di Serravalle, fu voluto da Minuccio Minucci, diplomatico della Santa Sede e arcivescovo di Zara, che lo fece costruire sul finire del XVI sec. Oggi ospita l'eclettica collezione del comm. Camillo De Carlo, patriota e agente segreto durante la Prima Guerra Mondiale. Davanti al palazzo si apre piazza Minucci (un tempo piazza dei Grani) chiusa a ovest dall'ottocentesco Mercato coperto e sul lato nord dal Teatro Lorenzo Da Ponte, la cui facciata fu progettata nel 1842 dall'architetto Segusini. Proseguendo lungo la via principale, al n° 4 troviamo Palazzo Raccola-Troyer, dalla facciata affrescata nel XV sec., riportato all'antico splendore da un restauro recente. Il prestigio della Serenissima si manifestò nella costruzione dell'elegante Loggia della Comunità (che ora ospita il Museo del Cenedese) un tempo sede del potere cittadino dove si riunivano il Maggiore e il Minor Consiglio con il podestà.
L'edificio realizzato tra il 1462 e il 1476 per volere del podestà Gabriele Venier su una preesistente costruzione trecentesca, presenta in facciata affreschi di Dario da Treviso del XV sec. Sull'adiacente torre campanaria è collocato uno fra i più antichi quadranti di orologio d'Italia e d'Europa.
Davanti alla loggia si apre piazza Marcantonio Flaminio, cuore antico della città, pavimentata in pietra d'Istria, dove si innalzano una colonna in pietra da cui i banditori leggevano gli editti ai Serravallesi ed un'antenna con il leone di San Marco, simbolo di Venezia.

Oltrepassato il ponte sul Meschio si incontra l'imponente mole del Duomo di Santa Maria Nova, interamente ricostruita nella seconda metà del XVIII sec. da Angelo Schiavi da Tolmezzo. Al suo interno, sull'altare maggiore è posta una pala raffigurante la Madonna in gloria con il bambino, commissionata al pittore cadorino Tiziano nel 1542 dalla comunità di Serravalle. Dalla piazza si può proseguire lungo l'antica via Riva, ora via Roma, contrada di più antica formazione, e raggiungere il Castrum di epoca romana, trasformato in castello nel corso dei secoli e restaurato nel 1925 dall'ing. Troyer. Alla fine di via Roma, oltre Porta San Giovanni, che in passato chiudeva la città a nord, inizia il borgo superiore di Serravalle dove un tempo sorgevano le famose fucine di spade. Dirigendosi lungo via Mazzini si raggiunge la chiesa di San Giovanni Battista con l'annesso convento dei padri Carmelitani. La chiesa fu eretta nel 1357 in stile romanico-gotico, mentre il rosone e la facciata furono costruiti in stile rinascimentale nel 1483. L'interno gotico è diviso in tre grandi navate: di grande rilievo artistico sono la Cappella Galletti e la Cappella Sanfiori decorate con un ciclo di affreschi quattrocenteschi di notevole interesse. Da qui, proseguendo lungo via Caprera si raggiunge piazza Santa Giustina, dove sorge l'omonima chiesa, eretta nel 1226 per volontà di Gabriele Da Camino e luogo di sepoltura dell'ultimo discendente Rizzardo VI in ricordo del quale la moglie Verde della Scala fece costruire uno straordinario sepolcro, opera di scalpellini veneziani. Ritornati in piazza Flaminio, a destra della Loggia, si può prendere via Piai, antico ghetto ebraico di Serravalle, e raggiungere piazza Tiziano Vecellio. La piazza è racchiusa tra la Torre dell'orologio costruita nel XVIII sec. al posto della duecentesca Porta di San Lorenzo, porta che chiudeva a sud la città, e la quattrocentesca chiesa di San Lorenzo dei Battuti, decorata all'interno da uno splendido ciclo di affreschi realizzati tra il 1429 e il 1446. Annessa alla chiesa vi era l'antica Scuola dei Battuti, la cui fondazione risale al 1313, trasformata successivamente in ospedale. Oltrepassata la porta ci si trova in piazza Foro Boario, luogo dei mercati fuori le mura, in particolare del bestiame; qui sorge l'Oratorio di San Giuseppe. Proseguendo lungo via Cavour, anticamente il borgo inferiore di Serravalle, si possono ammirare bei palazzi e ville signorili. Al n° 111 è situata l'elegante Villa Lucheschi, costruita nel XVI sec. per volere della famiglia Lucheschi: all'interno il salone principale venne affrescato con soggetti mitologici dal pittore Giovanni De Min, artista bellunese che operò a Vittorio Veneto nel corso del XIX sec.
Al termine di via Cavour, tenendo la sinistra e attraversato l'incrocio con via Petrarca, si raggiunge piazza S. Andrea, dove sorge la monumentale Pieve di S. Andrea di Bigonzo, prima chiesa madre di Serravalle. La sua origine risale al IV sec. ma nel XIV sec. venne ricostruita in stile romanico-gotico. Il campanile fu rifatto nel corso del '600. La facciata semplice ma elegante è decorata da un rosone pentalobato e da due baldacchini sepolcrali. L'interno ad un'unica navata è ornato da quattro baldacchini rinascimentali posti ai quattro angoli. Numerosi e di grande interesse sono gli affreschi del XV e XVI sec. che decorano le pareti, opere di maestranze locali come Marco Vecellio, Antonello da Serravalle e Francesco da Milano.

Dalla piazza, percorrendo via S. Andrea e via Calcada (anticamente via Tiera), nei pressi del Duomo di Serravalle si trova la scalinata da cui prende inizio la passeggiata che porta al Santuario di Santa Augusta, sulla sommità del Monte Marcantone. La scalinata monumentale, che segue i resti della terza cerchia muraria dell'antico Castrum, introduce all'inizio del percorso che si snoda all'ombra di una fitta vegetazione e offre una notevole vista panoramica.
La leggenda vuole che Santa Augusta fosse figlia del Re goto Madrucco, di cui sono ancora visibili i resti dell'antico castello, che a causa della sua fede cristiana venne martirizzata dal padre con il fuoco, con la ruota e con la spada. A metà percorso si incontra il capitello dove secondo la tradizione, la Santa, sorpresa dal padre, trasformò in fiori il pane che portava ai poveri del borgo sottostante. I sette oratori che si incontrano lungo la via furono edificati dai Serravallesi per sciogliere un voto fatto alla santa che preservò la città dalla peste nel 1630. Al termine della salita, oltrepassata l'ultima torre difensiva, si trova la scalinata finale che porta al sagrato del Santuario: ricostruito nel 1450 esso conserva nella cappella di destra affreschi di Giovanni Antonio da Meschio e un altare con le reliquie della Santa, che si ritiene guarisca le malattie legate alla testa. Scendendo dal Santuario e ritornando in piazza S. Andrea, lasciata la chiesa alle spalle, si può prendere via Sanfiori, che porta all'antico borgo di Rindola. Qui prendendo una stradina che si inoltra attraverso la campagna si giunge all'oratorio della Madonna della Tosse, anche chiamata Madonna della Neve, una piccola chiesetta agreste di antica devozione popolare. Se dalla piazza si prende via Cittolini e via Pesaro, salendo per circa cinque chilometri, si raggiunge una località chiamata Piadera, da cui si può godere di una splendida veduta panoramica della città. Qui si trova l'antico oratorio di San Mamante, le cui origini risalgono all'età medievale e che è da sempre meta di numerosi pellegrinaggi. Al Santo si rivolgevano i genitori per chiedere la protezione dei loro bambini e la difesa dai rettili velenosi. Ancor oggi le gestanti salgono per chiedere la grazia di una maternità serena. Non solo è considerato il protettore delle mamme ma anche degli animali e della natura.