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Museo del Cenedese

Palazzo comunale di Serravalle, facciata.
Il Museo del Cenedese di Vittorio Veneto trova la sua genesi più lontana sul finire dell'Ottocento quando la nuova città di Vittorio intende trovare e rivalutare i contenuti storici e culturali del suo nuovo status di piccolo centro metropolitano.

L'idea inizialmente venne portata avanti dal dr. Carlo Graziani (1814-1892), appassionato cultore di storia ed archeologia locale che raccolse nel suo Palazzo a Ceneda una notevole collezione di reperti provenienti in particolare, ma non solo, proprio da Ceneda. L'unico passo concreto verso il futuro museo che egli riuscì ad ottenere fu però solo l'incarico che ebbe, da parte del Comune, di redigere una storia cittadina, quanto più possibile documentata. Per la morte del Graziani il suo manoscritto rimase inedito, anche se fu poi costantemente saccheggiato dagli storici seguenti, fino ai nostri giorni. Egli lasciò comunque la sua raccolta archeologica al Comune perché fosse destinata al patrimonio di un costituendo nuovo Museo civico.

Fu però solo nel 1924 che il Comune concesse all'ingegner Francesco Troyer (1863-1936) il vecchio palazzo municipale di Serravalle perché egli vi realizzasse il nuovo Museo. Il conte Troyer era figura pubblica allora ben nota: già consigliere comunale; sindaco durante l'invasione austroungarica del 1917-18, durante la quale escogitò ogni mezzo per salvare dal saccheggio il patrimonio artistico nell'area vittoriese; consigliere dell'Ospedale; della filarmonica cittadina; Ispettore Onorario alle Belle Arti e Monumenti Artistici. Egli si buttò con slancio nell'iniziativa nella quale profuse per dodici anni le proprie energie fisiche e morali, ed anche le proprie risorse finanziarie. Vi spese infatti circa centoventimila lire (dell'epoca) di tasca sua e fu ben poco aiutato da Comune e Soprintendenza.

Legò al Museo la propria raccolta archeologica ed epigrafica, insieme a quella di Carlo Graziani, ricevuta dal Comune; ebbe a disposizione dal Comune altri materiali archeologici e alcuni oggetti d'arte conservati nella Loggia Cenedese o in uffici comunali; riuscì a far depositare in Museo gli oggetti d'arte posseduti dall'ospedale cittadino perché già facenti parte della Confraternita dei Battuti di Serravalle; ricevette doni da privati ed acquistò personalmente qualche oggetto e molti libri di storia o di interesse locale con cui organizzò una fornita biblioteca di storia locale annessa al museo.

Volle intitolare il suo museo "Museo del Cenedese" perché lo pensava destinato a salvare e mettere in valore tutte le memorie storiche, artistiche ed archeologiche di quel territorio che era stato l'antico Cenedese. Un ampio territorio non identificabile soltanto in quell'entità politica dominata dal Vescovo di Ceneda, un piccolo territorio intorno a Ceneda e la Contea di Tarzo. Egli si riferiva piuttosto a quello che era stato il Ducato longobardo prima e poi divenne un Comitato sotto i Franchi ed i successivi imperatori germanici. Un'area vasta, fra Piave e Livenza, dalla Val Belluna al mare, che, divenuta dal sec.VIII Diocesi di Ceneda, rinominata Diocesi di Vittorio Veneto nel Novecento, nei secoli mantenne sempre un costante riferimento a Ceneda come sede vescovile a cui legò una propria identità culturale pur nella frammentazione delle proprie storie amministrative e civili.
Egli non arrivò a vedere realizzato il proprio progetto perché, colpito da impietoso morbo, morì nel 1936 prima di veder la sua creatura tanto amata aprire i battenti al pubblico.

Il Museo fu inaugurato in occasione delle celebrazioni del ventennale della vittoria italiana nella battaglia di Vittorio Veneto, il 2 novembre 1938. Le fasi finali dell'allestimento erano state curate da mons. Camillo Carpené, direttore del Collegio "Dante Alighieri" e dal prof. Oliviero Ronchi, serravallese di adozione, direttore della biblioteca del Museo civico di Padova. Erano aiutati da Andrea Comuzzi (1876-1939) che già era stato il più fido, entusiasta ed infaticabile, collaboratore di Troyer.

Le raccolte artistiche, epigrafiche, archeologiche ed archivistiche si integravano nel museo magnificamente per quei tempi a comporre una potente fonte documentaria per la storia locale. Vi confluirono infatti anche gli archivi di Ceneda ed altri materiali artistici ed epigrafici conservati fino ad allora nella Loggia Municipale di Ceneda, come ad esempio i bozzetti del De Min, di Guido Giusti e qualche lapide della vecchia Cattedrale. Visse per quasi trent'anni così e superò indenne anche la Seconda Guerra Mondiale.
 
Piazza Flaminio
Fu dal 1964 al 1968 che il Museo perse quest'unità museografica originale, rimase chiuso e subì una profonda ristrutturazione architettonica ed espositiva che avrebbe dovuto riqualificarlo in senso specialistico.
L'archivio storico fu confinato nella soffitta, purtroppo vegliata soltanto da una catenella e quindi accessibile a qualunque visitatore. Ivi finì, o continuò ad essere, saccheggiato e preda di umidità e muffe.
L'archivio bibliografico fu trasportato altrove, fu aggregato alla Biblioteca Civica Popolare di cui seguì le non brillanti sorti e le peregrinazioni. Molto impoverito è dal 1977 conservato presso sede attuale della Biblioteca Civica che ha provveduto con grande cura alla sua tutela ed alla catalogazione e restauro di molti suoi volumi fra i più rari e preziosi.
Qualche anno dopo è stato ivi raggiunto dall'archivio storico.

Le raccolte archeologiche e numismatiche furono in quegli anni Sessanta relegate nel sottotetto, o in armadi, e molti reperti finirono in realtà perduti e dispersi. Tutto questo in omaggio ad una concezione del museo che privilegiava gli oggetti artistici attribuendo alla pinacoteca un valore totalizzante, addirittura il solo in grado di interessare quelle di allora e le future generazioni di visitatori!

Dal 1976 il Museo ha ripreso gradualmente dignità. L'attuale dirigenza ha realizzato il primo catalogo fotografico e adottato regole più severe per frenare perdite e furti. Il Museo ha promosso ed è stato fra i soci fondatori di un Gruppo Archeologico che si è poi occupato con molto merito del settore, sia con opera di promozione che di tutela e salvaguardia; si sono promosse e messe in atto tutta una serie di iniziative che hanno portato all'acquisizione di un numero notevole di oggetti d'arte sia in dono che per acquisto; sono state restaurate quasi tutte le opere d'arte delle collezioni museali, gli affreschi dell'atrio e la facciata del palazzo; si sono recuperati, catalogati, disegnati e restaurati moltissimi reperti archeologici.

L'archivio storico documentario è stato, temporaneamente, portato in biblioteca. Molti manoscritti antichi sono stati sottoposti a restauro e, con il contributo diretto o mediato della Regione Veneto e della Soprintendenza Archivistica, il fondo dei due municipi di Ceneda e Serravalle è stato catalogato e ne è stato pubblicato il relativo catalogo a stampa.

Il 4 maggio 1985 è stata inaugurata la nuova sezione archeologica con materiali delle vecchie collezioni museali Graziani Troyer, reperti raccolti dal Gruppo Archeologico del Cenedese e altri ancora donati dall'appassionato mons. Antonio Moret.

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